DWIKI DHARMAWAN, So far so close (2015)

January 14, 2016

DWIKI DHARMAWAN, So far so close (2015)

14Ci arriva dalla Moonjune questa nuova produzione di uno dei musicisti più importanti dell’Indonesia, Dwiki Dharmawan (già leader dei Krakatau), eccellente tastierista e figura di grande personalità. L’enorme talento di Dwiki si riversa in un disco completo sotto tutti i punti di vista, un crossover di soluzioni gestite in modo lodevole da un manipolo di straordinari interpreti dello strumento.

So far so close è un ottimo esempio di come fusion e progressive possano ancora andare di pari passo, all’interno di un percorso in cui Dharmawan è ben sostenuto dal basso di Jimmy Haslip e dalla batteria di Chad Wackerman, oltre che da alcuni giganti della scena indonesiana e della stessa etichetta discografica di New York come Dewa Budjana e Tohpati (entrambi chitarristi) e il leggendario violinista Jerry Goodman. Composizioni ampiamente strutturate ma mai prolisse, arrangiamenti sontuosi, resa live e feeling, elementi che caratterizzano la musica del pianista, incentrata sulla fusion progressiva che animava gli anni ’70. Tra i solchi di So far so close si respira una certa libertà esecutiva, quasi una sorta di jam in cui i protagonisti danno sfogo all’istinto e all’intuito, dando vita ad un lavoro qualitativamente alto e di indubbio fascino. Brani come l’iniziale Arafura, unico in cui è presente il violino di Goodman o la lunga ed esotica Jembrana’s fantasy (qui compare I Nyoman Windha con una serie di strumenti indonesiani) mostrano un’artista che ha ancora voglia di esplorare, curioso e proiettato verso orizzonti meno battuti. Questo spirito si riscontra in un album ambizioso e dai grandi spunti (da segnalare anche la frizzante The dark of the light o la conclusiva The return of Lamafa), immediato per freschezza ma estremamente virtuoso nei contenuti, capace di coniugare il rock progressivo con l’ethno jazz, il funk e la psichedelia. So far so close conferma l’etichetta di Leonardo Pavkovic come una delle più attente nel proporre e importare autori di grande classe ma ancora poco conosciuti in Europa. (Luigi Cattaneo)

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